Terapia medica - Terapia fisica
Spesso un trattamento conservativo permette di affrontare la situazione con successo. Evitando i movimenti e le posizioni che inducono dolore, assumendo farmaci antinfiammatori e ricorrendo alle terapie fisiche è infatti possibile ottenere la riduzione o la scomparsa dei sintomi nel 70% dei casi. In genere si osserva un buon recupero nell’arco di alcuni mesi, periodo durante il quale la porzione del disco erniata tende a ridursi di volume.
Le cose importanti da fare sono di evitare tutte le attività che peggiorano il mal di schiena, ma senza stare fermi perché un’attività adeguata è importante per mantenere il benessere e per ridurre la rigidità. Perciò può essere meglio continuare a lavorare evitando ovviamente i carichi pesanti, mentre è utile l’esecuzione di esercizi di rinforzo.
Molto utile è anche la terapia fisica per la quale è possibile ricorrere agli ultrasuoni, alla TENS, alla laserterapia. Quest’ultima è in grado di esercitare un effetto antalgico, antinfiammatorio e antriedemigeno, mentre osservazioni sperimentali suggeriscono un suo effetto favorevole anche sul trofismo dei nervi.
Particolarmente utile è il laser Nd-YAG pulsato ad alta potenza (Hilterapia) la cui efficacia è stata recentemente confrontata con quella della TENS e con il trattamento con un farmaco antinfiammatorio. Si è così osservato un analogo miglioramento clinico iniziale con le tre terapie; tuttavia a distanza di tempo (dopo 45 e 180 giorni) chi era stato trattato con la Hilterapia presentava una situazione significativamente migliore.
Utile è la somministrazione di farmaci antinfiammatori che consentono di attenuare il dolore, eventualmente associati a miorilassanti. Quando questi non fossero sufficienti è possibile ricorrere al cortisone ed eventualmente a farmaci che riducono il dolore controllando la trasmissione degli impulsi dolorifici lungo i nervi. Talvolta, nei casi più gravi, può essere necessario uno o due giorni di riposo a letto. Attualmente tuttavia si sconsiglia di effettuare periodi di riposo più lunghi.
Solo nei casi in cui i sintomi non migliorino nell’arco di sei settimane può essere preso in considerazione l’intervento chirurgico che consiste nell’asportazione di un pezzetto di osso vertebrale e nella rimozione del materiale erniato.
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