Terapia medica - Terapia fisica

a cura di Redazione Hilterapia®, dott. Franco Marchetti

Il trattamento d’elezione è rappresentato dalla chirurgia per via artroscopica.

Può essere comunque proposto prima un approccio meno aggressivo, di tipo conservativo che può prevedere da un lato il ricorso a farmaci condroprotettori (anche per iniezioni intrarticolari), dall’altra il trattamento con il laser, di cui si cerca di sfruttare gli effetti biostimolanti.

La recente possibilità di disporre di un laser neodimio-YAG pulsato in grado di agire in profondità (Hilterapia) ha stimolato l’esecuzione di studi, molti dei quali sono attualmente in corso. Una ricerca preliminare è stata effettuata in pazienti con lesioni cartilaginee al ginocchio che dovevano eseguire due successive artroscopie: nell’intervallo fra le due procedure hanno effettuato un ciclo di Hilterapia.

In occasione della seconda artroscopia è stato possibile osservare una diminuzione dell’infiammazione, un aumento della produzione di fattori stimolanti la crescita della cartilagine e, nelle aree che erano state bonificate in occasione della prima artroscopia, la formazione di tessuto cartilagineo, anche se l’entità della risposta variava in relazione all’età del paziente e alla profondità della lesione.

Il trattamento chirurgico di lesioni cartilaginee circoscritte ha compiuto importanti progressi negli ultimi anni. Una possibilità di trattamento è rappresentata da una procedura che prevede di provocare delle microfratture nell’osso che si trova sotto la cartilagine; un limite di questa tecnica è tuttavia rappresentato dal fatto che stimola la riparazione delle lesioni con produzione di tessuto cicatriziale e non di cartilagine.

Una seconda tecnica prevede l’autotrapianto di condrociti: in pratica nel corso della prima procedura artroscopica vengono prelevati dei pezzetti di cartilagine che vengono coltivati per produrre dei lembi di tessuto cartilagineo che saranno innestati in un secondo momento.

Una terza possibilità è quella di prelevare dei “gettoni”di cartilagine da aree della superficie articolare non sottoposte a carico per trasferirle nel punto lesionato da cui è stato preventivamente asportato il tessuto danneggiato.

Si tratta di procedure che sono ovviamente indicate se l’area da trattare non è troppo estesa e il paziente è giovane, in genere di età inferiore ai 40 anni. Molti specialisti sottolineano tuttavia come la valutazione dell’indicazione a queste procedure debba tenere conto di più fattori e non solo all’età: ciò significa che il ricorso a questi interventi potrebbe essere comunque più indicato in un sessantenne con una piccola lesione traumatica che non in un quarantenne portatore di una severa artrosi coinvolgente l’intera articolazione.

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